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Scabbia

Sarcoptes scabiei

La scabbia non è un insetto: è una malattia della pelle causata dall'acaro Sarcoptes scabiei, che vive sulla persona e si prende con il contatto stretto e prolungato. Diagnosi e cura spettano al medico; la disinfestazione della casa non la risolve.

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  • 2-8 settimanedal contagio ai sintomi, alla prima infestazione
  • 2-3 giornisopravvivenza dell'acaro fuori dalla pelle
  • Di notteil prurito è più forte
  • Medicodiagnosi e terapia: niente fai da te
Illustrazione dell'acaro della scabbia (Sarcoptes scabiei) vista dal lato ventrale
Foto: Servier Medical Art, CC BY 2.0, Wikimedia Commons

Aspetto fisico: cos’è la scabbia e com’è fatto l’acaro della scabbia (Sarcoptes scabiei)

La scabbia non è un insetto e non è un animale che trovi in casa: è una malattia della pelle causata da un acaro, il Sarcoptes scabiei, che nell’uomo appartiene alla varietà hominis. L’acaro della scabbia è un aracnide, parente di ragni e zecche, ed è troppo piccolo per essere visto a occhio nudo. Questa scheda sta fra quelle degli insetti perché chi cerca «scabbia» spesso pensa a un parassita da combattere in casa: la risposta breve è che la scabbia si cura sulla persona, con il medico.

Quello che si vede non è l’acaro, ma i segni sulla pelle: un’eruzione simile a piccoli brufoli e, a volte, cunicoli minuscoli scavati dall’acaro. Le sedi tipiche sono gli spazi fra le dita, i polsi, i gomiti, le ascelle e la vita. Nei neonati e nei bambini piccoli le lesioni sono più estese e possono riguardare anche viso, collo, palmi delle mani e piante dei piedi.

Su una persona sana gli acari presenti sono pochi, di solito meno di 10-15: per questo anche una visita che non li trova non basta a escludere la scabbia, e la diagnosi spetta a un operatore sanitario.

Ciclo vitale: quanto passa prima dei sintomi e quanto vive l’acaro fuori dalla pelle

L’acaro compie il suo ciclo sulla pelle: la femmina scava un cunicolo nello strato più superficiale e vi depone le uova, da cui si sviluppano le forme giovani e poi gli adulti. Fuori dal corpo l’acaro non resiste a lungo: sopravvive in genere 2-3 giorni.

I sintomi non compaiono subito. Alla prima infestazione passano di solito da 2 a 8 settimane (il CDC indica 4-8), mentre in chi ha già avuto la scabbia il prurito ricompare in 1-4 giorni. Il punto che sorprende è che la persona può essere contagiosa prima di accorgersi di avere qualcosa: per questo, quando c’è un caso, i conviventi e i contatti stretti vengono trattati insieme.

Comportamenti: come si trasmette la scabbia e come si prende

La scabbia si trasmette soprattutto per contatto pelle-pelle prolungato, per esempio dormendo nello stesso letto o durante rapporti sessuali. Un contatto breve e occasionale non è il modo tipico di prenderla, e per questo si diffonde soprattutto fra chi vive o assiste a stretto contatto, in famiglia e nelle comunità.

Più raramente il contagio avviene attraverso biancheria, asciugamani o vestiti usati da poco da una persona che ha la scabbia: la Regione Lombardia indica le 48 ore precedenti. Esiste una forma grave, la scabbia crostosa, molto contagiosa, in cui gli acari sono moltissimi: il ritardo nella diagnosi, avverte il CDC, può causare focolai.

L’acaro non si sposta da solo da un ambiente all’altro: ha bisogno della pelle di una persona. Per questo la scabbia non si risolve «pulendo la casa», ma trattando chi ha l’infestazione e chi gli è stato vicino.

Abitudini alimentari: di cosa si nutre l’acaro della scabbia

L’acaro della scabbia si nutre di pelle: vive e scava nello strato superficiale dell’epidermide e non è un parassita che pizzica e se ne va, come la zanzara o la cimice, né si nutre di sangue come le zecche e i pidocchi.

Il prurito, più forte di notte, è la reazione del corpo all’infestazione, e per questo compare settimane dopo il contagio. Può continuare per alcune settimane anche dopo che gli acari sono stati eliminati dalla cura: il medico spiega quando è normale e quando serve ricontrollare.

Habitat: dove vive l’acaro della scabbia

L’acaro della scabbia vive sulla pelle della persona, dentro i cunicoli che scava, e non nell’ambiente. Letti, divani e tappeti non sono il suo habitat: possono portarlo solo se contengono biancheria o tessuti usati da poco da chi ha la scabbia, e per non più di 2-3 giorni.

Per questo il rischio sta nelle situazioni di convivenza stretta: famiglie, coppie, scuole e strutture dove si vive o si assiste a contatto fisico. Nelle fonti sanitarie consultate non c’è alcuna indicazione di disinfestare gli ambienti con insetticidi: le misure per la casa riguardano la biancheria.

Danni provocati: sintomi della scabbia, cosa fare a casa e perché serve il medico

Il sintomo principale è un prurito intenso, peggiore di notte, con lesioni cutanee nelle sedi tipiche. Il disturbo è soprattutto il fastidio e il rischio di contagiare chi ti sta vicino; grattandosi si può irritare la pelle.

La diagnosi spetta al medico: la Regione Lombardia raccomanda di non diagnosticarsi la scabbia da soli e di non curarsi senza consultarlo. Il CDC aggiunge che i farmaci contro la scabbia si ottengono solo con ricetta e che nessun prodotto da banco è stato testato e approvato. Per questo qui non ci sono prodotti, dosi o rimedi casalinghi: la terapia la sceglie il medico, che indica anche chi tra i conviventi va trattato e quando si può tornare a scuola o al lavoro.

A casa, secondo il CDC, si lavano lenzuola, vestiti e asciugamani usati a contatto con la pelle in acqua calda oltre i 50 °C per almeno 10 minuti e si asciugano con il ciclo caldo; ciò che non si può lavare si chiude in un sacco di plastica per almeno 72 ore. L’ATS o la ASL possono dare indicazioni anche sulla pulizia di casa e ambienti.

Disinfesta non cura e non disinfesta la scabbia, perché l’acaro vive sulla persona e non nell’ambiente. Il servizio di sanificazione ambientale ha senso solo se lo richiedono le autorità sanitarie, per esempio per una comunità, e in quel caso il tecnico lavora seguendo le loro indicazioni, senza sostituire la terapia né il lavaggio della biancheria.

Scabbia degli animali e scabbia dell’uomo: è la stessa malattia?

La scabbia umana si prende da altre persone: la Regione Lombardia scrive che di solito non si contrae dagli animali, perché la varietà animale non è adattata all’uomo. Anche gli animali hanno una loro malattia da Sarcoptes scabiei, che si chiama di solito rogna sarcoptica, e colpisce cani, volpi e altri mammiferi.

L’IZSLER spiega che l’acaro della volpe può dare la rogna anche a cani e gatti, e che il cane può portarlo alle persone; nell’uomo il decorso è di solito lieve e guarisce da solo, ma il prurito può essere molto fastidioso. Nel cane e nella volpe, invece, la rogna non curata può essere mortale. Se un animale si gratta in modo insistente o ha la pelle lesionata, serve il veterinario; se è un animale selvatico non toccarlo.

Scabbia, zecche, pulci, cimici dei letti e pidocchi: come distinguerli

Non tutto quello che punge e prude è scabbia. Le zecche sono aracnidi come l’acaro della scabbia, ma si vedono e restano attaccate alla pelle per alcuni giorni. Le pulci sono insetti che saltano e vivono nell’ambiente, anche sugli animali di casa. Le cimici dei letti si nascondono in materassi e mobili e si vedono a occhio nudo, a differenza dell’acaro.

Il pidocchio del capo vive nei capelli e le piattole nei peli del pube; l’acaro rosso riguarda il pollame. Gli acari della polvere, di cui parla la guida su quanto sono pericolosi gli acari, non scavano nella pelle e c’entrano con le allergie. Nel dubbio sul tipo di parassita, la risposta la dà il medico.

Domande

Che cos’è la scabbia?
È una malattia della pelle causata dall’acaro Sarcoptes scabiei, che scava cunicoli nello strato superficiale e provoca prurito intenso e lesioni. La diagnosi e la cura spettano al medico.
L’acaro della scabbia è un insetto?
No: è un aracnide, come ragni e zecche, ed è troppo piccolo per essere visto a occhio nudo. Per questo non si combatte con la disinfestazione degli ambienti.
Come si prende la scabbia?
Soprattutto con un contatto pelle-pelle prolungato, come dormire nello stesso letto. Più raramente tramite biancheria, asciugamani o vestiti usati da poco da chi ha la scabbia.
Quali sono i sintomi della scabbia?
Prurito intenso, peggiore di notte, e un’eruzione sulla pelle, tipicamente fra le dita, sui polsi, nelle ascelle e in vita. Alla prima infestazione i sintomi possono comparire dopo 2-8 settimane.
Gli animali trasmettono la scabbia all’uomo?
Di solito no, perché la varietà dell’animale non è adattata all’uomo. L’acaro di volpe o cane può dare però un prurito di solito lieve, e il cane malato va curato dal veterinario.
Il vapore uccide gli acari della scabbia?
Le fonti sanitarie consultate non indicano il vapore. Per biancheria, vestiti e asciugamani indicano il lavaggio in acqua calda oltre 50 °C e l’asciugatura a ciclo caldo, e un sacco chiuso per almeno 72 ore per ciò che non si lava.
Bisogna disinfestare la casa se qualcuno ha la scabbia?
Non con insetticidi: l’acaro vive sulla persona e fuori dal corpo resiste 2-3 giorni. Bastano le misure sulla biancheria; la sanificazione ambientale si fa solo su richiesta delle autorità sanitarie.
A chi mi rivolgo se penso di avere la scabbia?
Al medico di famiglia o a un dermatologo, che confermano la diagnosi e indicano la terapia anche per i conviventi. Non curarti da solo con prodotti trovati in casa o in farmacia senza consulto.

Fonti

  • Regione Lombardia, «Scabbia: sintomi, trasmissione e cosa fare se sospetti l’infestazione», pagina aggiornata il 24 giugno 2026. Vai alla fonte
  • Centers for Disease Control and Prevention, «About Scabies». Vai alla fonte
  • Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (IZSLER), «La rogna nella volpe», 19 agosto 2021. Vai alla fonte

Pagina divulgativa a cura di Disinfesta Srl. Non sostituisce il parere di un medico.

Scabbia
Scabbia: foto dell'infestante
Sarcoptes scabiei
Classificazione scientifica
RegnoAnimalia
PhylumArthropoda
ClasseArachnida
OrdineSarcoptiformes
FamigliaSarcoptidae
GenereSarcoptes
SpecieSarcoptes scabiei
Nomenclatura binomialeSarcoptes scabiei
La fonte
Classificazione dal registro GBIFrango: species